Abbiamo sempre fatto così | Podcast Ep.33

Abbiamo sempre fatto così podcast Slope

Vi è mai capitato di dire la frase “abbiamo sempre fatto così”? 

È una frase potente che porta con se un significato non da poco. In certi casi può essere un modo di preservare un processo di lavoro ben rodato e che porta dei risultati soddisfacenti, in molti altri casi è invece una “comoda scusa” che si adotta per paura di cambiare.

Nella trentatreesima puntata del podcast Ospitalità 4.0 Marco e Edoardo parleranno dei motivi per cui la frase abbiamo sempre fatto così è pericolosa non solo per chi vende ospitalità, ma anche per tutte quelle persone che vogliono migliorarsi ogni giorno indipendentemente dall’ambito in cui operano.

“Abbiamo sempre fatto così” non può essere la risposta a tutto

La vita è fatta di scelte e decisioni continue, ciascuna scelta può essere più o meno importante o rischiosa. Alcuni di noi sono più propensi ad avventurarsi in sentieri poco battuti al fine di scoprire cose nuove e ignote, altri lo sono di meno. 

La frase che vogliamo analizzare nella puntata del podcast è una frase che racchiude una forte natura difensiva e protettiva. 

Infatti dietro ad “abbiamo sempre fatto così” c’è spesso la paura di uscire dalla propria comfort zone

Abbandonare la comfort zone significa infatti mettersi alla prova in situazioni che non si conoscono e che possono rappresentare una sfida o un problema. 

Rimanere per troppo tempo nella nostra zona di comfort, può portare a delle situazioni piatte in cui non c’è apprendimento e non c’è miglioramento

Uscire dalla comfort zone permette però di apprendere nuove abilità ed abitudini che consentono di migliorare le prestazioni nel proprio lavoro. 

Questo non significa che bisogna seguire mode e trend passeggeri rivoluzionando continuamente quello che facciamo e il modo con cui operiamo. Anche questo sarebbe fortemente sbagliato perché alla lunga controproducente.

Quello che vogliamo dire è che non bisogna a priori avere paura di fare delle scelte e intraprendere dei cambiamenti. Rimanere fermi porta con sé una serie di rischi da non sottovalutare. 

In un mercato che evolve molto velocemente non vale più il detto: “il pesce grande mangia il pesce piccolo” ma “il pesce veloce che supera e vince su quello lento”. 

Rimanere fermi è molto pericoloso perché si rischia che il mercato che ci circonda ci renda ben presto obsoleti. Essere obsoleti significa essere sempre meno appetibili per la clientela con un inevitabile calo dei nostri introiti. 

Un esempio molto semplice di cui parliamo spesso è l’innovazione del turismo che è stata portata con internet (siamo intorno agli anni 2000 per capirci). Con il diffondersi del world wide web alcune strutture ricettive hanno creato il loro sito web per vendere direttamente le proprie camere o per consolidare il loro brand mentre altre non l’hanno fatto. 

Allo stesso modo (ma più in grande) alcune agenzie di viaggi o tour operator hanno creato portali di prenotazione online, altri non lo hanno fatto.

Con questo esempio di massima possiamo capire come alcune scelte ritenute “conservative” (o per meglio dire “delle non scelte”) hanno causato danni catastrofici ad alcune aziende.
Quindi in un mondo che cambia non è più accettabile rimanere statici, bisogna capire quale direzione intraprendere e seguirla con coerenza e costanza senza però la paura di cambiare.


E voi amici albergatori da che parte state? Quante volte vi è capitato di ripetere la frase “abbiamo sempre fatto così”? La ritenete anche voi così grave?
Diteci la vostra scrivendoci a podcast@slope.it oppure inviandoci un messaggio nella nostra Pagina Facebook.

Riprotezione di una prenotazione: che cosa è e come gestirla

Come riproteggere una prenotazione ed effettuare riprotezione cliente

L’overbooking controllato è sicuramente una valida e diffusa strategia di revenue che, specialmente a quelle strutture ricettive che hanno un numero elevato di camere, permette di generare revenue sulle prenotazioni non rimborsabili che vengono cancellate.

Quindi prendendo come esempio un hotel di 100 camere che in un determinato periodo dell’anno ha un tasso di cancellazione medio del 12% possiamo pensare di mettere in vendita 106 camere (quindi 6 camere in più di quante sono le reali camere della struttura) giocando sul fatto che statisticamente ci aspettiamo la cancellazione di circa 12 prenotazioni. 

Tra queste 12 prenotazioni che in media vengono cancellate prima del soggiorno dai nostri ospiti, alcune saranno senza penale economica mentre altre prevederanno il pagamento di una fee da parte del cliente (per esempio la prima notte di soggiorno o la perdita dell’intera caparra).

Tuttavia che cosa succede se le cose non vanno come previsto e il tasso di cancellazione è inferiore a quanto ci aspettiamo? In questo caso il nostro hotel andrà in overbooking e dovrete effettuare la riprotezione di una prenotazione, andando così a proteggere il cliente.

Come gestire la riprotezione e come evitare l’overbooking

Andare in overbooking non è mai una cosa gradevole soprattutto perchè non è cosa facile da gestire. 

Cerchiamo quindi di capire come approcciare la gestione del caso overbooking nel migliore dei modi al fine di limitare quelli che sono i grattacapi e la perdita di tempo per direttori e receptionist.

Un cliente che prenota una camera (sia questa da un portale online come una OTA o direttamente dal nostro sito) ha di fatto stipulato un contratto con la struttura, senza entrare nei dettagli legali (che non ci appartengono) possiamo dire che il contratto di prenotazione è un contratto atipico che non è espressamente disciplinato dalla legge. 

Il contratto prevede che la struttura ricettiva si impegni a fornire al cliente un alloggio dotato di determinati servizi,  l’albergatore è quindi tenuto a soddisfare quanto concordato in fase di prenotazione.

Come e cosa significa riproteggere la prenotazione?

Riproteggere la prenotazione significa offrire al cliente che ha prenotato una soluzione equivalente o superiore a quella prenotata senza tuttavia chiedergli il pagamento di un supplemento economico.

Quindi nel caso di overbooking siamo noi albergatori tenuti a sostenere una serie di costi che possono essere anche molto elevati.
I costi che dobbiamo sostenere per conto del cliente che abbiamo lasciato senza camere sono: 

  • i costi di spostamento verso la nuova struttura (nel caso in cui il cliente sia già arrivato in struttura ovviamente), 
  • il pagamento dell’eventuale differenza di prezzo tra la soluzione prenotata e la nuova e eventuali spese accessorie sostenute dal cliente.

Il cliente ha inoltre il diritto di decidere se accettare o meno la soluzione di riprotezione proposta dall’albergo.

Come è facile immaginare, questa situazione tutt’altro che gradevole, può facilmente sfuggire di mano specialmente se ci si trova davanti ad ospiti poco “flessibili”.

Alcune tecniche da adottare per riproteggere la prenotazione

Alcune tecniche che come albergatori possiamo provare prima di procedere con la ricerca di un altro hotel per la riprotezione di un cliente che non ne vuole sapere, possono essere di scorrere l’elenco dei clienti che hanno prenotato la nostra struttura per la data in cui siamo in overbooking e chiedere loro se sono disposti a cancellare la loro prenotazione.

Quindi la strategia consisterebbe nel contattare non solo gli ospiti dell’ultima prenotazione che ha causato l’overbooking, ma si può andare a ritroso nel calendario delle prenotazioni chiedendo anche agli altri prenotanti la possibilità di cancellare.

Se nessuna delle nostre prenotazioni “on the book” (già registrata) è disposta a cedere il posto non abbiamo altro da fare se non rimboccarci le maniche e cercare una soluzione alberghiera alternativa per riproteggere la prenotazione.

Al fine di rendere l’operazione di ricerca di una sistemazione alternativa il più semplice possibile è importante avere degli accordi di collaborazione con altri hotel.

Creare quindi una rete di strutture ricettive partner che ci permetta di girare prenotazioni a prezzi agevolati.

Da cosa è causato l’overbooking?

L’overbooking non è necessariamente sempre dovuto all’ambizione dei direttori di hotel di massimizzare quelli che sono i profitti e quindi giocare con l’overbooking controllato ma può capitare anche per errore. Il motivo tecnico per eccellenza è per esempio un’errata sincronizzazione del channel manager.

Il channel manager è un’applicazione software in grado di collegare il CRS di un hotel (central reservation system) con i vari portali di distribuzione su cui la struttura vende le proprie camere (alcuni esempi di portali: Booking.com, Expedia, etc…).

Il channel manager è un software che ha quindi il compito di sincronizzare prezzi e disponibilità tra il nostro gestionale e i canali di vendita online. Tuttavia quando il numero di portali da sincronizzare è notevole o la connettività della rete è più lenta, o ci sono degli errori di configurazione… la propagazione dell’informazione ne risente e può capitare che l’overbooking sia dovuto ad un ritardo della comunicazione dell’informazione.

Per questa ragione, al fine di evitare la scomoda (e costosa) situazione di dover riproteggere prenotazioni è molto importante dotarsi di un channel manager che sia a 2 vie (in grado di scaricare prenotazioni dal portale e allo stesso tempo inviare restrizioni, tariffe e prezzi) e che sia estremamente veloce e affidabile nella comunicazione.

Se pensiamo che la riprotezione di una prenotazione può costare anche centinaia di euro allora possiamo facilmente desumere come lo scegliere una soluzione channel manager economica e poco performante sia una scelta tutt’altro che conveniente.
Scegliere un channel manager economico può causare delle problematiche serie che portano all’albergatore e al suo team un dispendio temporale ed economico elevatissimo.

3 consigli per prevenire riprotezione ed overbooking

Riassumendo possiamo dire che in caso di overbooking è nostro dovere di albergatori e direttori di hotel di proteggere la prenotazione del cliente trovando una soluzione alternativa. 

Per questa ragione è meglio prevenire che curare, è fondamentale quindi:

  • Scegliere un software PMS che sia in grado di fornire metriche esatte su quelli che sono i tassi di cancellazione medio in base al periodo dell’anno così da poter giocare con l’overbooking controllato in modo oculato
  • Avere una politica di collaborazione instaurata e solida con strutture ricettive vicine al fine di riproteggere eventuali overbooking con tariffe agevolate
  • Dotarsi di un channel manager che sia ben configurato, semplice e robusto per evitare perdite di tempo e soldi.

Black Friday | Podcast Ep.32

Black Friday Hotel strategie e consigli

Come può un hotel prepararsi al Black Friday? Quali possono essere delle strategie da mettere in atto per creare “rumore mediatico” e generare prenotazioni? 

Nella trentaduesima puntata del podcast Ospitalità 4.0 Marco e Edoardo parleranno del fenomeno del Black Friday nel contesto del settore dell’ospitalità, cercando di capire quali strategie possono essere messe in atto per cavalcare l’onda degli acquisti compulsivi.

Cosa offrire, quando offrire e che cosa offrire

Prima di pensare a come pubblicizzare la promozione per il Black Friday, occorre capire cosa offrire e a chi offrirlo
Per far questo occorre pensare ad un pacchetto promozionale da proporre ad un target di di clientela ben preciso così da ottimizzare le possibilità di conversione. 

Ad esempio si può pensare di offrire una promozione con soggiorno minimo di due notti con accesso alla SPA, il cui target saranno principalmente coppie. 

Fatto questo è importante definire quali sono le modalità con cui vogliamo far prenotare la nostra promozione “Soggiorno + SPA”. 

Marco ed Edoardo ipotizzano alcune strade:

1. Renderla visibile e prenotabile nel booking engine nella settimana del Black Friday (black friday week)

La promozione “Soggiorno + SPA” sarà visibile e prenotabile nel booking engine solamente nella settimana del Black Friday (principio di scarsità ed urgenza), e darà la possibilità di soggiornare per  determinati periodi dell’anno, ad esempio da gennaio 2020 ad aprile 2020, così da riuscire a destagionalizzare e bilanciare la curva dei guadagni.

2. Newsletter con coupon per chi ha già soggiornato nel vostro hotel

Un’altra via potrebbe essere quella di inviare un coupon con scadenza a chi è già stato cliente della vostra struttura per incentivarlo a tornare. 

Per l’invio della newsletter non dimenticatevi di attingere ai dati archiviati nel CRM, così da avere uno storico di clienti ben profilato e segmentato. In questo caso la vostra strategia può puntare a premiare i clienti fidelizzati da anni oppure a chi ha lasciato semplicemente una gran bella recensione, così da volerli ricompensare in qualche modo.
Può darsi che questi clienti non utilizzeranno il codice sconto, ma di sicuro rimarranno colpiti da questa attenzione.

Non dimenticatevi di fare up-sell e cross-sell

Se tutto è andato secondo i piani, alcuni dei vostri clienti avranno aderito alla vostra promozione e si troveranno a soggiornare presso la vostra struttura. 

Quale migliore occasione per proporre, alcune settimane dopo la prenotazione, alcuni servizi di cross-sell e up-sell

In questo caso può essere offerta al cliente l’aggiunta di altri servizi come:

  • una degustazione di vini (cross-sell); 
  • il passaggio ad un alloggio superior come la suite (up-sell). 

Bisogna pensare e strutturare il processo di vendita in modo che ciascuna fase risponda a una domanda o risolva un problema del cliente, o più semplicemente cerchi di coinvolgere emotivamente.


E voi avete già pensato a qualche strategia da mettere in atto per il Black Friday?

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Corrispettivi telematici e scontrini elettronici | Podcast Ep.31

Podcast Ep.31- Corrispettivi telematici e scontrini elettronici

Come organizzarsi con i corrispettivi telematici in hotel? Dopo il 1°Gennaio 2020 sarà ancora possibile emettere ricevute cartacee

Nella trentunesima puntata del podcast Ospitalità 4.0 Marco e Edoardo parleranno di corrispettivi telematici e scontrini elettronici per hotel, discutendo dell’argomento in compagnia di due ospiti speciali: Lorenzo Millucci e Giacomo Lombardi, software engineers di Slope che hanno lavorato e sviluppato l’integrazione del gestionale Slope con i registratori telematici.

Lorenzo e Giacomo ci daranno qualche informazione e ci racconteranno qualche curiosità poco nota a chi non fa parte del ristretto gruppo degli “addetti ai lavori”.

Come devono muoversi gli hotel per adeguarsi ai corrispettivi telematici

La novità dei corrispettivi telematici scatterà a partire dal 1°gennaio 2020, momento in cui anche le strutture alberghiere che hanno un fatturato inferiore ai 400mila euro dovranno adeguarsi alla normativa (chi fatturava più di 400 mila si era già dovuto adeguare a Luglio 2019). 

Per adeguarsi alla normativa, gli hotel dovranno dotarsi di un registratore di cassa telematico che ha il compito di memorizzare e trasmettere quotidianamente all’Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi giornalieri.

Il cosiddetto scontrino elettronico, il cui nome è tecnico è documento commerciale elettronico di vendita o prestazione, andrà a sostituire sia la ricevuta fiscale che lo scontrino fiscale, che di conseguenza non saranno quindi più utilizzabili.

Quale registratore telematico scegliere?

Giacomo e Lorenzo ritengono che sia importante dotarsi di un ricevitore di cassa telematico moderno ed evitare di ripiegare su una soluzione economica, così che sia in grado di connettersi alla rete locale della struttura ricettiva ed essere interfacciato con una o più postazioni di vendita.

Alcuni modelli di stampanti di scontrini vecchie sono state “adattate” per essere in grado di inviare i corrispettivi al sistema dell’agenzia delle entrate. Quindi stiamo parlando di modelli stampanti che non nascono RT ma vengono adattate in tal senso. Scegliere quindi di acquistare un dispositivo di vecchia architettura potrebbe essere una scelta tutt’altro che conveniente perché limitante sotto molti fronti.

Giacomo ritiene che dei fattori importanti da valutare al momento dell’acquisto possono essere la velocità di stampa, la larghezza e la tipologia di carta su cui si stampa ma anche la durata della testina di stampa.

Che ci piaccia o meno lo scontrino elettronico sarà il futuro, e il nostro hotel dovrà stampare molti scontrini nell’avvenire, per questa ragione facciamo molta attenzione in fase di scelta.

Evitiamo di risparmiare qualche euro per poi ritrovarci a dover gestire:

  • perdite di connessione della stampante;
  • inceppamenti della carta;
  • errori di connessione con le postazioni;
  • limitazioni sul numero di postazioni che si possono collegare alla stampante.

Queste sono solo alcune cose che potrebbero portare via tempo prezioso!

Marketing e corrispettivi telematici

Anche in questa puntata non poteva mancare un po’ di marketing e strategia di vendita, Edoardo prende la palla al balzo e ne approfitta per ricordare che negli scontrini elettronici emessi dalle stampanti più moderne è possibile stampare un codice “QR Code”; questo codice a barre permette all’albergatore di codificare un testo personalizzato

Quindi il QR-Code può essere utilizzato per una moltitudine di scopi, alcuni dei quali sono:

  • rimandare ai canali social per mettere il like al profilo;
  • richiedere una recensione;
  • rimandare al sito così da farli iscrivere alla newsletter delle offerte.

E voi vi siete già muniti di un registratore telematico per affrontare gli scontrini elettronici? Diteci la vostra scrivendoci a podcast@slope.it oppure inviandoci un messaggio nella nostra Pagina Facebook.


L’evoluzione da JavaScript a TypeScript, la scelta degli ingegneri che lavorano alla piattaforma Slope

L’evoluzione da JavaScript a TypeScript, la scelta degli ingegneri che lavorano alla piattaforma Slope

Tutte le applicazioni web sono composte da due macro-componenti:

  1. una parte server (backend), cioè quella che gira su server (locali o remoti che siamo)
  2. una parte client (frontend), cioè quella in esecuzione all’interno del browser (Chrome, Firefox, ecc…)

Con questo articolo vogliamo illustrare i due principali linguaggi di programmazione comunemente utilizzati per la parte frontend, ma nati in periodi e contesti molto differenti:

  • JavaScript (JS), i cui albori  risalgono circa al 1995;
  • TypeScript (TS), nato nel 2012.

Il nostro obiettivo è quello di spiegare le principali differenze tra i due e le motivazioni che hanno spinto gli ingegneri di Slope a riscrivere alcune parti dell’applicazione da JS a TS.

Che cos’è JavaScript?

TypeScript nasce dalla necessità di ottenere un linguaggio di programmazione più strutturato che dia la possibilità di scrivere codice che sia più robusto e facile da mantenere.
Tuttavia i browser web sono ad oggi in grado di comprendere solo 3 “linguaggi”

  • HTML
  • CSS
  • JavaScript

Come potete vedere TypeScript non è fra questi.

L’HTML è un linguaggio di markup (marcatura) che si utilizza per definire la struttura “logica” delle pagine web.

Il CSS permette invece di definire lo stile grafico delle pagine, come ad esempio i colori, i caratteri, le forme e il posizionamento dei vari elementi.

Il JavaScript, infine, permette di definire la logica di interazione della pagina. In altre parole è responsabile di tutte (o quasi) le operazioni dinamiche e/o le animazioni della pagina che avvengono senza che essa si ricarichi.

Quando uno sviluppatore scrive un’applicazione con il linguaggio di programmazione TypeScript è consapevole che questo codice deve essere trasformato (traspilato) in puro JavaScript per fare in modo che questo possa essere eseguito dal browser.

Da un punto di vista strettamente pratico, se si guarda il risultato finale, non c’è differenza tra un programma scritto in TypeScript e uno scritto in JavaScript per l’utente che naviga un sito web o utilizza un’applicazione web based.

Il browser riceverà lo stesso set di istruzioni sia che il codice di partenza sia stato scritto in TypeScript sia che questo sia stato scritto direttamente in JavaScript da parte del programmatore.

Quali vantaggi si hanno nello scegliere il TypeScript?

TypeScript non aggiunge nessuna funzionalità ad un’applicazione rispetto a quelle che si possono implementare in JavaScript. 

Il vero vantaggio riguarda il processo di sviluppo, progettazione e il mantenimento dell’applicazione.

Come accennavamo all’inizio dell’articolo il JavaScript, di per sé, è un linguaggio relativamente semplice (viene definito “di scripting”) che per esempio non ha tipizzazione statica ma soltanto dinamica, ciò significa che, mentre il programmatore scrive il codice JavaScript non utilizza una sintassi che permette di definire i tipi primitivi di una variabile (alcuni esempi di tipi sono: String, int, boolean…) come invece farebbe in un linguaggio fortemente tipizzato, come ad esempio il Java.

Per fare un esempio pratico possiamo considerare una semplice istruzione che consiste nella dichiarazione di una variabile.

In JavaScript:

let name = ‘Alessandro’;

In TypeScript:

let name: string = ‘Alessandro’;

Come si può vedere fin da subito nel caso di JavaScript non vi è alcuna informazione sul tipo della variabile “name”, mentre in TypeScript è presente il tipo della variabile al momento della sua dichiarazione (in questo caso “string”).

Mentre in TypeScript sarà soltanto possibile assegnare stringhe alla variabile “name”, In JavaScript è per esempio possibile assegnare un intero alla variabile che prima conteneva una stringa:

name = 4;

Provando la stessa cosa in TypeScript verrebbe lanciata subito un’eccezione del tipo:

Type 'number' is not assignable to type 'string'.

L’eccezione è molto chiara ed esplicativa, ci dice che il valore 4 non può essere salvato nella variabile nome perché abbiamo specificato che questa può contenere solo stringhe.

Questo è solo un piccolo esempio delle varie funzionalità del TypeScript che mancano invece in JavaScript.

JavaScript a TypeScript: la scelta degli ingegneri che lavorano alla piattaforma Slope

Il codice sopra elencato, sebbene molto banale, è un esempio lampante di come un linguaggio più strutturato possa permettere di sviluppare codice più robusto e più facile da gestire.

Nel nostro caso, per i vari componenti client della piattaforma Slope facciamo largo uso di JavaScript per la parte client. Negli ultimi due anni abbiamo però iniziato ad utilizzare attivamente TypeScript per convertire gradualmente il nostro codice e guadagnare in robustezza.

Il Planning contenuto nel backoffice è un componente che prevede un largo utilizzo di codice JavaScript, poiché l’utente deve poter effettuare molte azioni in maniera fluida e con un’interfaccia chiara e piacevole.

Planning Slope

Nei mesi passati abbiamo lavorando per riprogettare un nuovo planning utilizzando TypeScript e VueJS (un popolare framework per sviluppare applicazioni client), questo ci ha permesso di ottenere una struttura dell’applicativo molto più solida e semplice da manutenere.

Dal punto di vista dell’ingegneria del software la manutenzione del codice non è una cosa da sottovalutare, in un ecosistema software grande come la piattaforma Slope che evolve e che segue l’andamento del mercato è importante costruire applicazioni per cui sia facile e sicuro aggiungere nuove funzionalità nel tempo.

Oltre al “planning” ci sono anche alcuni componenti di Slope che sono stati concepiti nativamente in TypeScript, un esempio è l’applicazione “Food and Beverage” che è stata la prima a venire scritta interamente in questo nuovo e moderno linguaggio.

La complessità di un software cresce con il tempo e con le funzionalità che si aggiungono giorno dopo giorno. Gli ingegneri che lavorano alla piattaforma cambiano o, anche se questi sono gli stessi, ci si tende a dimenticare delle ragioni per cui si è fatta una determinata scelta tecnica. 

Scrivere codice che sia chiaro e ben strutturato permette quindi di risparmiare molto tempo sul lungo periodo e rende il software sempre più robusto e affidabile, creando un vantaggio innegabile sia per noi che per i nostri clienti.

Alessandro Magionami– Twitter @Alemagionami


Se siete curiosi di saperne di più sulla piattaforma Slope o se sei un ingegnere informatico che vuole lavorare con il nostro team di ingegneri mandaci il tuo CV all’indirizzo jobs@slope.it !
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Parity rate e prenotazioni in hotel: come muoversi

Conoscere la Parity Rate e capire come sfruttarla per aumentare le prenotazioni dirette

Il 2 agosto 2017 è stata abolita la Parity Rate in Italia.

Dopo un percorso lungo quasi tre anni, il Senato ha approvato con 146 voti favorevoli e 113 voti contrari, il DDL Concorrenza, con cui sono state definitivamente abolite le clausole della Parity Rate

La Parity Rate obbligava hotel e strutture ricettive, che sottoscrivevano un contratto con un canale OTA, a non offrire, attraverso altri canali (tra cui il sito web ufficiale della struttura), tariffe inferiori rispetto a quelle proposte nel canale OTA a parità di servizio offerto.

Cosa è cambiato dopo l’abolizione della Parity Rate?

Con l’approvazione del DDL Concorrenza diversi alberghi hanno iniziato a non rispettare la parità tariffaria ed hanno applicato un prezzo più basso rispetto a quello presente nei canali OTA, con lo scopo  di disintermediare sempre di più.

Tuttavia cambiare solamente i prezzi non può essere sufficiente come tattica di disintermediazione; vediamo insieme quali possono essere delle best practice da applicare successivamente all’abolizione della parity rate.

Prima e dopo la Parity Rate, il sito dell’hotel è il cuore del vostro business online

Parity Rate o non Parity Rate il core del business online dell’hotel è rappresentato dal sito web della struttura che va studiato e curato in ogni minimo dettaglio. 

Non stiamo scoprendo l’America e nemmeno l’acqua calda, dicendo che il sito deve essere mobile friendly, essendo così automatizzato per la navigazione da mobile

Ricordatevi che sempre più utenti utilizzano il proprio smartphone per ultimare prenotazioni ed acquisti, di conseguenza: 

  • i testi e le immagini devono essere ben chiari:
  • la call to action che rimanda al booking engine deve essere ben visibile e cliccabile; 
  • il sito deve avere tempi di caricamento veloci, così da evitare drop di utenti che non hanno voglia di attendere il caricamento della pagina. 

Un sito senza call to action non può convertire. 

I messaggi più comuni ma che risultano più efficaci sono: “Verifica la nostra disponibilità” oppure “Prenota subito”.

Questo tipo di inviti portano alla conclusione della trattativa, specialmente se si ha un buon booking engine che permetta di prenotare e verificare la disponibilità direttamente online.

Utilizzare un booking engine performante

L’elemento fondamentale, per incrementare il numero di prenotazioni dirette nel sito di un hotel, è senza la minima ombra di dubbio il booking engine (abbiamo trattato l’argomento in maniera approfondita anche in questa puntata del nostro podcast).

Non basta però, un qualsiasi booking engine, serve uno strumento dotato di specifiche caratteristiche

  • un buon booking engine deve essere pienamente integrato nel sito della struttura (il brand della struttura deve essere coerente tra sito e booking engine);
  • il booking engine ideale permette all’utente di pagare attraverso più metodi (carta, bonifico, stripe, paypal etc…) e – soprattutto – deve rispetta i più alti standard di sicurezza delle transazioni;
  • il booking engine deve offrire dei vantaggi ai visitatori che scelgono di prenotare direttamente da voi, così da aumentare il tasso di conversione e la fidelizzazione del cliente!

Investire in campagne Google Ads

Più visite avrà il sito dell’hotel, maggiore sarà la possibilità di ricevere prenotazioni dirette. Per far questo si può investire in campagne attraverso Google Ads.

Se non avete mai intavolato una campagna di questo genere affidatevi all’esperienza di un consulente, così da evitare errori grossolani che potrebbero spolpare il vostro budget giornaliero nel giro di pochi minuti senza ottenere conversioni. 

Se invece siete un po’ più “smanettoni” il consiglio è quello di andare ad inserire annunci che siano quanto più granulari e dettagliati, così da accrescere la conversione e dare subito più informazioni all’utente che ha effettuato la ricerca. 

Ah, mi raccomando non dimenticatevi di collegare Google Analytics sia sul vostro sito che sul booking engine così da poter monitorare costantemente la situazione del traffico.

Fidelizzare i clienti che hanno già soggiornato da voi

Questo consiglio non è strettamente collegato all’abolizione della parity rate, ma vogliamo comunque condividerlo nuovamente. 

Poter fidelizzare i clienti attraverso newsletter e campagne di email marketing contenenti offerte speciali è la miglior disintermediazione che possa esistere. Nonostante l’avvento di nuovi strumenti di comunicazione, le email rivestono ancora un ruolo cardine, specialmente perché consentono di interfacciarsi direttamente con l’ospite.
Non stiamo dicendo di convertire nuovamente il cliente australiano che ha soggiornato nell’agriturismo in Toscana a Natale 2018, perché è pressoché impossibile.

Stiamo dicendo di convertire nuovamente quegli ospiti che sono stati accuratamente profilati e segmentati nel database clienti (CRM) e a cui si andranno ad inviare campagne mirate in base alle loro precedenti esperienze, inserendo messaggi personalizzati e pacchetti promozionali mirati.

Come leggere ed analizzare il pickup report | Podcast Ep.30

Ep.30 - Come leggere ed analizzare il pickup report

Come faccio ad analizzare correttamente il trend di prenotazioni per il mio hotel? Qual è il report che mi permette di pianificare al meglio la stagione alberghiera?

Nella trentesima puntata del podcast Ospitalità 4.0 Marco e Edoardo parleranno del pickup report, uno strumento che consente all’albergatore di visualizzare l’andamento delle prenotazioni per un determinato periodo rispetto ad un lasso temporale di pickup.
Parleranno di come sia importante fare in modo che questo report non venga semplicemente “letto”, ma abbia bisogno di un’interpretazione attenta e consapevole.

Come interpretare il pickup report

Il pickup report è uno dei principali strumenti che permettono all’albergatore di analizzare quelli che sono i trend di prenotazione in un certo intervallo temporale.
Marco ed Edoardo ritengono che l’analisi corretta di questo report offra una serie di accorgimenti e spunti di azione che consentono all’albergatore di pianificare nel modo più oculato possibile quelli che sono periodi di alta e bassa affluenza. 

Il pickup report mette in relazione due periodi diversi

  • Periodo di pickup;
  • Periodo di analisi.

Nel periodo di pickup abbiamo un lasso temporale durante cui vogliamo sapere quante prenotazioni sono state registrate per un periodo di analisi; così facendo posso vedere con che ritmo ho ricevuto le prenotazioni e eventuali cancellazioni. 

Quindi per fare un esempio prantico, il pickup mi permette di sapere: “quante e con che andamento sono state registrate le prenotazioni per il mese di Agosto nel trimestre di pickup Marzo, Aprile e Maggio”.

Secondo Edoardo il pickup fornisce una “fotografia” di quello che è lo stato delle prenotazioni giorno per giorno.

Nel caso del gestionale Slope il pickup report è diviso per giorni, di conseguenza si ha una granularità giornaliera che permette all’albergatore di sapere day by day quante nuove prenotazioni sono state registrate. Ma non solo, giorno per giorno è anche possibile sapere: 

  • quante cancellazioni ho ricevuto per il periodo di analisi;
  • il numero totale di prenotazioni già registrate in agosto;
  • l’ADR (Average Daily Rate);
  • la produzione del giorno.

Pickup report e storico dati

Il pickup report si presenta quindi come un set di dati, una tabella che deve essere interpretata dall’albergatore per capire come stanno andando gli affari, tenendo anche in considerazione lo storico degli anni passati. 

Importante è anche la consapevolezza delle modifiche che sono state fatte nella strategia di vendita tra cui ad esempio la creazione di promozioni con tariffe non rimborsabili. Se ad esempio nel periodo di Marzo si è creata una promozione per il periodo di Agosto, il pickup report mostrerà uno spike nel grafico della booking curve.

Pickup Report Hotel Software Gestionale Slope

E voi utilizzate il pickup report per cercare di capire come stanno andando i vostri affari? 

Fatecelo sapere scrivendoci il vostro punto di vista all’indirizzo email podcast@slope.it o sulla nostra Pagina Facebook.

C’è differenza tra vendere e fare marketing | Podcast Ep.29

Podcast Ep.29 - C'è differenza tra vendere e fare marketing

Il marketing non è una scialuppa di salvataggio su cui salire all’ultimo minuto nella speranza che le cose cambino in un batter d’occhi. Il marketing è un processo che richiede tempo, che ha bisogno di essere costruito passo dopo passo. Il vendere è strettamente legato a quello che è il nostro piano di marketing, le vendite sono fortemente influenzate da come abbiamo costruito la nostra strategia di comunicazione e branding.

Nella ventinovesima puntata del podcast Ospitalità 4.0 Marco e Edoardo si confronteranno di come ci sia differenza tra vendere e fare marketing, discutendo di come quest’ultima attività tenda ad essere fraintesa o non ben compresa da parte di alcuni albergatori poco illuminati.

Vendere o fare marketing? C’è differenza?

Quando una struttura ricettiva vuole aumentare le vendite le prime due mosse che mettono in atto sono: 

  • Iniziare a fare revenue affidandosi ad un consulente di revenue specialistico; 
  • Investire denaro per fare marketing e pubblicità; 

Secondo Edoardo, il problema è che vendere e fare marketing sono due concetti che spesso vengono erroneamente interscambiati.
Per un albergatore la forma più veloce di fare advertising è quella di attivare una campagna pay per click su Google o su Facebook. Si impostano i parametri della nostra campagna (budget, target etc…) e si porta un flusso di utenti sul nostro sito web o sulla nostra landing page. Tuttavia questo genere di promozione vive solo finchè si inserisce budget economico nel sistema e si interrompe quando questo viene tolto.Intavolare una strategia di marketing è un percorso più lungo e complesso che necessita di tempo e pazienza. Le strategie di  marketing partono dal voler comprendere i bisogni del cliente nel tentativo di fornire una soluzione o di suscitare un bisogno. Fare marketing significa cercare di fare in modo che il tuo mercato desideri il tuo prodotto.

Scegliere il segmento di pubblico a cui vendere

Prima di vendere un soggiorno, bisogna promuoverlo. Per far in modo che la vendita sia probabile e efficiente occorre sapere a quale segmento di pubblico/target si rivolge il nostro hotel. 

  • Che tipo di struttura ho? 
  • Qual è il mio cliente abituale? 
  • Quali servizi posso promuovere? 
  • Quanto è disposto a spendere?
  • etc.. 

Queste sono solo alcune delle domande che dovrebbe porsi un albergatore insieme al proprio consulente prima di intavolare una strategia di marketing per incentivare le vendite. 

Bisogna sempre scegliere un segmento di pubblico da cui farsi apprezzare e che possa essere realmente interessato a ciò che proponiamo; sparare sulla massa non è mai la migliore strategia. Si ha quindi bisogno di una serie di strumenti e accorgimenti che ci permettano di misurare e comprendere qual è la nicchia di mercato che alimenta il nostro business nel modo più efficiente e conveniente possibile.

Impressioni o impressions?

Oramai bastano pochi euro per creare una promozione sui social e raggiungere un notevole numero di persone. Queste piattaforme permettono di aumentare la visibilità, ma le impressions sono davvero importanti per un hotel che vuole aumentare le proprie prenotazioni? Le impressions sono così determinati per una strategia di marketing? 

Portare tante visite sul proprio sito non è necessariamente una cosa buona se queste visite non si convertono in prenotazioni. La principale causa di una non conversione di una visita in prenotazione è dovuta al fatto di avere un pubblico non interessato al nostro prodotto che approda sul nostro sito web per errore.

Fare branding

Secondo Edoardo un ruolo fondamentale del marketing è quello di far crescere il brand. Attraverso il brand si può raccontare al cliente chi sei, concederti fiducia ed un giorno sarà maggiormente disposto ad effettuare una conversione.  

Tuttavia se creare una strategia di marketing sostenibile e ben ottimizzata è una cosa che richiede tempo, attenzione e metodo, la costruzione di un brand ne richiede anche di più.

Il brand identifica in modo inequivocabile la vostra realtà ricettiva, la rende subito riconoscibile tra decine di altre alternative e la fa spiccare in modo unico e inequivocabile.

Cosa vuol dire creare un brand? 

Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile, sicuramente la farà rossa”.

Enzo Ferrari

Come creare un brand di successo è un argomento molto complesso che Marco e Edoardo si sono promessi di trattare più nel dettaglio in un’altra puntata!


E voi siete d’accordo che ci sia differenza tra vendita e marketing? 
Fatecelo sapere scrivendoci il vostro punto di vista all’indirizzo email podcast@slope.it o sulla nostra Pagina Facebook.